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L’anno nuovo della sanità pugliese

27 Dicembre 2022

L’anno 2022, ormai alle sue ultime battute, ci affida alcune questioni di fondamentale importanza per la sanità pugliese su alcune delle quali, come le stabilizzazioni del personale sanitario precario e il recupero dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie, la legge di bilancio 2023 approvata dal Consiglio Regionale ha fornito alcune risposte. 

Le stabilizzazioni, infatti, procedono con la regia centrale opportunamente adottata dal dipartimento regionale e compatibilmente con le risorse disponibili, anche se in sostanza non comportano nuova spesa bensì solo una modifica della tipologia contrattuale del personale. 

Nuova spesa invece è quella prevista dall’investimento di 15 milioni di euro per il recupero di prestazioni la cui fruizione è attualmente così in ritardo da rischiare di ledere fortemente il diritto alla salute dei cittadini pugliesi. 
A questo proposito, è auspicabile che si eviti la dispersione a pioggia di queste preziose risorse, come avverrebbe ad esempio se il tutto si riducesse ad approvare i soliti progetti che si limitano a remunerare le ore di lavoro aggiuntive prestate dal personale sanitario, di cui peraltro si lamentano giustamente la scarsità e il conseguente eccesso di carico lavorativo. Peraltro, l’analisi del fabbisogno di prestazioni aggiuntive suggerisce che esso è fondamentalmente costituito da tre macro-aggregati: il primo consistente in prestazioni ambulatoriali afferenti all’area delle cronicità (in cardiologia, metabolismo, malattie respiratore, oculistica, diagnostica soft tipo ecografia), il secondo rappresentato da prestazioni strumentali (diagnostica hard tipo TAC/RMN ed endoscopia digestiva), il terzo infine costituito da prestazioni afferenti agli screenings oncologici. Se l’analisi del fabbisogno è corretta, si indirizzino allora in prima battuta le risorse verso gli erogatori che con maggiore efficienza ed economicità possono soddisfarlo senza mettere in crisi le rispettive attività istituzionali, già provate dalla carenza di personale. 
Nell’ordine, l’apparato specialistico territoriale operante nei distretti socio-sanitari per l’area delle cronicità, gli erogatori privati accreditati per le prestazioni strumentali, anche mediante accordi contrattuali integrativi vantaggiosi per la comunità (sconti tariffari al crescere delle prestazioni aggiuntive), ed infine tutti i servizi pubblici già qualificati per gli screenings oncologici, specie in ambito senologico. 

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Altre questioni restano invece ancora senza risposta, come la carenza degli organici medici nei pronto soccorso ospedalieri, per la cui soluzione in effetti non esiste una bacchetta magica dati i lunghi tempi necessari a colmare il gap di specialisti esistente. Anzi, la legge finanziaria nazionale per il 2023 non ha neanche tenuto fede all’impegno assunto di prevedere risorse premiali per i medici che lavorano in pronto soccorso o quanto meno le ha rinviate al 2024 e quindi ci aspetta un altro anno difficile sotto questo profilo. Per questo motivo, si dovrebbe coraggiosamente e al più presto puntare ad una riorganizzare delle funzioni ospedaliere secondo criteri di intensità assistenziale, cominciando per esempio a perimetrare, almeno negli ospedali di secondo livello, un’area critica/di emergenza inglobante il pronto soccorso e comprendente posti letto di medicina di urgenza per pazienti comunque destinati ad una degenza ospedaliera; un’area presidiata da una èquipe stabile formata da medici e infermieri di area critica, affiancata da specialisti provenienti dai vari servizi e reparti a seconda delle esigenze dei pazienti; un’area dunque a cui destinare risorse qualificate senza necessità di provvedimenti traumatici come i trasferimenti dei medici dai reparti al pronto soccorso. 

Provvedimento contestuale, se non prioritario, è procedere a differenziare in pronto soccorso i percorsi con codice di “non urgenza” ed affidarli ad un setting territoriale. Per fare questo è necessario rinforzare la funzione di triage in modo che esso sia garantito sul piano medico-legale e quindi abbia caratteristiche di sicurezza tanto per gli operatori che per i pazienti; parallelamente, attivare un servizio ambulatoriale del territorio immediatamente contiguo all’area di triage che provveda a prendere in carico gli utenti valutati “non urgenti” per indirizzarli in modo appropriato al sistema di offerta del territorio. Ed è proprio qui, nel territorio, che si deve infine giocare la partita decisiva per i cittadini, cogliendo l’occasione di realizzare quanto previsto dal PNRR, dal DM 77/2022 che ridefinisce le strutture e gli standard di servizio a favore dei cittadini, ed anche dal Piano Nazionale e Regionale di Prevenzione, che indica le priorità in materia di bisogni e fragilità.
Per questo, però, occorre passare da una logica di mera pianificazione economica degli interventi ad una logica di effettiva progettazione sanitaria e socio-sanitaria, capace di recuperare il metodo del coinvolgimento e della concertazione ai più svariati livelli, un metodo già sperimento con successo in passato e che oggi andrebbe nuovamente valorizzato.

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